Illuha

Akari

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REVIEW: MUSIC WONT' SAVE YOU (IT)

VISIT Se “Interstices” doveva essere la semplice testimonianza della transizione di Illuha da progetto a distanza a stabile collaborazione in compresenza tra Corey Fuller e Tomoyoshi Date, “Akari” ne rappresenta la vera e propria consacrazione, nonché il secondo capitolo ufficiale dopo “Shizuku” (2011).
Registrato nel corso del tour giapponese del duo, “Akari” raccoglie cinque tracce di lunga durata, dotate della medesima consistenza intangibile e puntiforme dell’elemento al quale è intitolato: la luce.

Proprio come pulviscolo atmosferico sospeso in fasci di luce, le note accuratamente cesellate e giustapposte dai due artisti descrivono un microcosmo di suoni fluttuanti, alternamente prolungati ovvero ridotti a stille di grazia fragile. Persistenza ed estemporaneità rappresentano così i due estremi entro i quali Fuller e Date si muovono per pennellare i loro immaginari paesaggi sonori, la cui coerenza con la rispettiva matrice concettuale affiora negli stessi titoli dei brani: se infatti l’iniziale “Diagrams Of The Physical Interpretation Of Resonance” innesta per oltre diciassette minuti un gioco di sponda tra screziature irregolari e brillanti schegge elettro-acustiche, la successiva “Vertical Staves Of Line Drawings And Pointillism” è una sequenza di brevi impulsi e frequenze non armoniche mentre “The Relationship Of Gravity To The Persistence Of Sound” si muove lentamente su soffi ambientali e saturazioni modulate in forma sostanzialmente melodica.

La parte finale del lavoro appare in questo senso come l’approdo di un percorso, nel quale gli incastri tra la miriade di elementi delle sculture sonore in movimento degli Illuha si assestano in texture acustico-ambientali dotate di vibrazioni concrete e riconoscibili di riverberi chitarristici, note di pianoforte e variopinti frammenti organici. La realizzazione del disco in compresenza si percepisce nell’ampiezza degli orizzonti sonori creati dal duo e nella coesione del risultato complessivo che, proprio osservato nell’ottica di una progressiva evoluzione nel corso della tracklist, da un universo di suoni disorganici ricava una materia elettro-acustica omogenea e affascinante.
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Akari