Taylor Deupree

Faint

12k1073

REVIEW: THE NEW NOISE (IT)

VISIT La frase, riportata come ovvio urbi et orbi dalla 12k, è di Frans de Waard, fondatore di Vital Weekly, webzine che credo ormai sia indicata come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO La recensione potrebbe finire qui.

Taylor Deupree, sound artist di lunghissimo corso, label manager, produttore e mago del mastering, è di fatto una garanzia. Le tracce (come da qualche disco) cercano di bilanciare il digitale con l’imperfezione dell’organico, ma anche la sbavatura (il fattore umano) è frutto di un allestimento estremamente curato, come se un giornale di moda facesse un servizio su qualche nuova tendenza di strada senza scendere in strada, come a volerlo presentare più educato e meno pericoloso. Anche l’ingresso della chitarra di Cameron Webb (Seaworthy) in Shutter, pur con tutte le sue esitazioni, gli accenni e i non detti, appare concordato. L’artwork, favoloso quello dell’edizione speciale, con la sua poetica indeterminatezza, con vaghi accenni a un paesaggio naturale, concorre a trasmettere l’idea di cui sopra.

Faint, dunque, è un disco eccellente, e le uscite recenti 12k con Kane Ikin (strepitoso), English e Mathieu (basta il catalogo di questa label se cercate artisti simili a lui) sarebbero bastate per mettere a posto qualunque patito dell’ambient per tutto il 2012 appena trascorso. L’unica critica che si può muovere a quest’elettronica rarefatta e gentile è l’assenza di un reale strappo, di un’escoriazione – seppur minima – che ci faccia vedere il sangue e ci tranquillizzi.
Taylor Deupree
Faint