Simon Scott

Below Sea Level

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REVIEW: RITUAL (IT)

Il suono della memoria

Perso tra Lincolnshire, Cambridgeshire, e Norfolk, il Fenland è un territorio per lo più paludoso nel quale Simon Scott sembra ssersi trovato a suo agio da bambino. Prima dell’esperienza nei dimenticati Slowdive dello splendido ‘Souvlaki’ (1993) che, sfiorato dall’innesto estemporaneo di Brian Eno, ne seguiva le orme rielaborandolo in elucubrazioni simil-trance. Ed è ancora Eno a influenzare un lavoro come questo, in cui l’acustica del Fenland anima drone avvolgenti come in "_Sealevel 6", in cui un monolite sonoro è anima e corpo dell’intera composizione. Un po’ Mathias Grassow (quello di Outland con Tomas Weiss) e un po’ Tim Hecker, Scott cattura i suoni della natura senza quasi processarli. È un ambient poco accademico e molto fluido che riporta alle fredde paludi del Cambridgeshire attraverso il calore dei ricordi. Tutto pare magnifico, perché, usando le parole dello stesso Scott, "il mondo dei bambini è immensamente più grande e maestoso di quanto non lo sia in realtà".
Simon Scott
Below Sea Level