Minamo

Duree

12k1058

REVIEW: BLOW UP (IT)

Con il progetto Minamo, il quartetto giapponese formato da Keiichi Sugimoto, Yuichiro Iwashita, Namiko Sasamoto e Tetsuro Yasunaga ha attraversato praticamente per intero lo scorso decennio, assestando si tra i comba più attivi nell‘ambito delle pratiche elettroacustiche collegate ai microsuoni. L’uso concreto e sistematico delle risorse strumentali ha da sempre contraddistinto il lavoro dei quattro, che anche in Durée, il cui concept è ispirato al “pure durée“ di Henri-Louis Bergson, „l’idea che la coscienza è un flusso costante e non qualcosa che può essere diviso, invertito o misurato“, mettono in campo un vasto campionario di suoni da chitarra acustica ed elettrica, percussioni, tastiere, sassofono, laptop, nintendo, harnionium, synth analogici, effetti a pedali ed altri piccoli strumenti. In Durée, anzi, rispetto al precedenti lavori la componente analogica diventa prevalente: il processing digitale ridotto all’ossa e la struttura complessivamente appare sensibilmente più conceta e meno lineare del solito. In apertura, “Elementary Domain” interseca suoni puri di chitarra ed armon feedback e risonanze rumoristiche; “When Unwelt Melts” si articola su un fraseggio di chitarra al quale si avviluppano elementi acustici e digitali in un diafano, catartico climax; “Helical Scenery” è una ballata sghemba awolta da una sottile patina psichedelica; “Help Ourselves” offre atmosfere ineffabili e scampoli di finissima folktronica; “First Breathing At Last” è un incastro perfetto di synth e chitarra in addensamento progressivo, che sembra quasi tendere alla saturazione dello spazio acustico. E se durante l‘ascolto è l‘impressione che l’architettura del suono continua in ogni caso ad essere subordinata alle logiche della composizione digitale, alla fine prevale la sensazione di un approccio alla materia sonora vivo e pulsante, anche fisico, da band vera. (7/8) Leandro Pisano
Minamo
Duree